“Nacqui uomo, fui brigante” è lo sceneggiato degli alunni della prima A della scuola media di Serrastretta, presentato alcuni giorni fa, come evento conclusivo del progetto “Parco tematico storico ambientale”. Una giornata dedicata all’Europa, che ha visto sfilare per le principali vie le alunne majorettes di Migliuso e Serrastretta; recitare nel teatro dei burattini “Io sugnu Diacu Mazza” (il brigante) e “A maiorca e lu papparutu” (figure simboliche di paura); ed infine rappresentare il cine spettacolo “Nacqui uomo, fui brigante”, ideato e sceneggiato da Luigia Iuliano e Vera Burgo, alle quali hanno collaborato Carmela Cancellara, Maria Pellegrino e Angela Sergio, ed il dirigente scolastico Rossana Costantino per l’attenzione e il sostegno dimostrato. Il progetto ha avuto come obiettivo la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale legato agli avvenimenti storici del prerisorgimento e del brigantaggio a Serrastretta, rivisitando «la storia del bandito Diego Mazza, figura centrale che, nel racconto della sua vicenda umana e della rivolta sociale e politica, da la voce al suo dramma umano, all’anelito di riscatto sociale, di rivendicazione, di dignità e di libertà di cui fu vittima».
«In solitudine piango il mio triste stato in disgrazia con gli uomini e la fortuna, i miei lamenti disturbano il sordo cielo, mi guardo e maledico la mia sorte, libertà! Amara Libertà, dannata libertà… desiderando essere simile all’uomo ricco… desiderando l’arte di quest’uomo, il potere, ….ma sospiro la mancanza di molte cose desiderate, …e soffro per il sacrificio di molte illusioni svanite – ha esordito così nella prima scena Diego Mazza – nacqui uomo fui brigante, ho una grotta per rifugio, non ho fuoco, non ho pane, e fuggo, non ho dimora certa, questa terra non mi vuole… soprusi e ingiustizie … uccidendo, rubando, amando, odiando, creando nuovi soprusi e ingiustizie …sono brigante …sono un assassino». Dalle immagini e dalle scene emerge lo spaccato umano e sociale di un brigante e della storia sociale dell’epoca, visto dall’interno di una banda di briganti. «La stessa leggenda alimenta la tradizione brigantesca – scrisse la relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sul brigantaggio, letta alla Camera nel comitato segreto del 3-4 agosto 1863 – il concetto del brigante è tutto speciale, tutto proprio e conforme alle condizioni ed alle disposizioni degli animi; lurida realtà cede il posto ad una finzione immaginaria d’indole affatto opposta; il brigante non è più assassino, il ladro, il saccheggiatore, ma l’uomo che con la sua forza sa rendere a sé e agli altri la giustizia a cui le leggi non provvedono; il masnadiere è trasformato in eroe. In questa metamorfosi si raccoglie una storia di dolori non alleviati, di ingiustizie non riparate, ed un insegnamento morale che non può andare perduto…».
«Agli alunni ed ai docenti va il merito di aver consegnato alla comunità una pagina di storia sociale che appartiene alle radici di un popolo – ha detto la rappresentante dell’Arssa, Luigia Iuliano – la scuola così si è riappropriata del suo ruolo come centro propulsore di cultura in collaborazione con l’Arssa che svolge un ruolo tecnico per promuovere la legge di istituzione del Parco ed il suo finanziamento, per individuare le zone Sic, rivolte alla scoperta ed riconoscimento della identità del popolo». Raffaele Spada
Il Quotidiano della Calabria 14 Giugno 2009



Veramente uno spettacolo bello e coinvolgente! Ho avuto modo di vederlo e ne è valsa veremente la pena. Speriamo venga riproposto!