Davanti ad un’agenda, fitta di incontri, anche fuori dalla Calabria e per tutta la primavera, il fondatore del centro studi regionale Lazzati, il giudice di cassazione, Romano De Grazia di Lamezia Terme, fa il bilancio del suo impegno sul fronte della legalità, della lotta alla ‘ndrangheta e soprattutto delle infiltrazioni mafiose nelle pubbliche amministrazioni, portato avanti fin da quel lontano 1993 a San Luca, in Aspromonte, con i giovani DC, dopo l’ondata di Tangentopoli.
Un impegno notevole profuso dal giudice e dal suo movimento per il disegno di legge Lazzati, che serve a contrastare le collusioni tra mafia e politica e che ha fatto passi da gigante nel parlamento (120 deputati e 37 sentatori) e nelle università. Quel disegno di legge Lazzati, tanto amato, quanto osteggiato, però, da chi, nell’ombra, per essere eletto cerca i voti dei boss, che insieme ai “colletti bianchi” controllano supermercati, consigli comunali, mercati di droga e riciclaggio.
Una proposta di legge che ha conquistato le sensibilità di leader politici nazionali come Gianfranco Fini (1993), Antonio Di Pietro (1999), Angela Napoli, Nerio Nesi e Niki Vendola (2003), Romano Prodi (2004), e gli autorevoli apprezzamenti del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi; di studiosi come il professore Federico Stella (università Milano) e il professore Vittorio Grevi (università Pavia), del presidente della corte costituzionale Cesare Ruperto, di magistrati come Silvio Coco, Gherardo Colombo e Mariano Battisti, dei docenti Giovanni Cerquetti (università Perugia), Valerio Donato (università Magna Grecia) e Marco Vitale (preside facoltà scienze politiche università Milano) e di giornalisti come Marco Travaglio.
Davanti all’inarrestabile numero di comuni sciolti per mafia, il giudice Romano De Grazia ha redatto un disegno di legge per impedire sul nascere l’intreccio perverso tra potere malavitoso e politici senza scrupoli. Il disegno di legge colma una lacuna del sistema e introduce il divieto di propaganda elettorale alle persone sottoposte alla misura della sorveglianza speciale e corregge il paradosso etico e normativo, perché al sorvegliato speciale già non è consentito il voto attivo e passivo.
Il 21 aprile ore 10 sull’agenda del giudice De Grazia è segnato Catanzaro, scuola media Lampasi, con Enzo Gallo, Enrico Fierro, lo scrittore Santo Gioffrè ed il regista Giuseppe Ferrara; ed il 29 maggio con Marco Angelini (cattedra legislazione antimafia università Perugia), Salvatore Borselli, Angela Napoli e Franco Laratta. Il 25 aprile a Siena per la giornata della legalità. Il 5 maggio all’università Magna Grecia con Mario Ruffo (diritto penale università Magna Grecia) e il procuratore generale della corte appello di Ancona.
Il 30 maggio Catanzaro Magna Grecia, sul tema salute e legalità nello sport, con Pietro Mennea, Raffaele Guariniello (procuratore aggiunto Torino), Alberto Scerbo (università Magna Grecia), Domenico Praticò (Coni regione Calabria), Loredana Cannistrà (dirigente scuola media Lampasi) e il movimento Ulixes. Ancora oggi il disegno di legge Lazzati non è legge. Eppure gli elogi dei politici non sono mancati. Romano Prodi nella sua lettera incoraggia «il lavoro di promozione della cultura della legalità», così come fa Gianfranco Fini. Antonio Di Pietro osserva che «qualsiasi modifica avrebbe tolto qualcosa alla qualità del testo proposto».
Con la lucidità dello studioso il professore Federico Stella già immaginò «a quante e quali resistenze sarebbe potuto andare incontro il disegno di legge Lazzati». Ebbene alla domanda del professore Marco Vitale «perché il provvedimento resta imbalsamato in parlamento da oltre 15 anni?» Non c’è risposta.
«Il testo è fermo alla camera ed al senato con oltre un centinaio di firme di parlamentari, il modo più eloquente per indicare quanti ostacoli ci sono ancora da superare e, purtroppo, per dichiarare una sconfitta sul piano della legalità del nostro paese, osserva oggi il giudice Romano De Grazia, anche se le più forti resistenze all’approvazione rivelano le preoccupazioni di quanti agiscono con metodi poco chiari e quindi ci chiediamo con Marco Travaglio Chi l’ha votato? E chi l’ha fatto votare?» Raffaele Spada
Il Quotidiano della Calabria 20 Aprile 2009
Legge Lazzati, chi l’ha vista?
22 Aprile 2009 di spadaraf


