“Il suo sorriso conquistava tutti, giovani ed adulti. Don Saverio era disponibile all’ascolto ed ai bisogni, nessuno si sentiva respinto – ricorda don Antonio Marghella, parroco della Cattedrale di Lamezia Terme – Egli era povero con i poveri, bisognoso con i bisognosi, libero da onori e privilegi”. Il quindici febbraio ricorre il quindicesimo anniversario della sua morte, avvenuta il 1983.
Il suo, ricordo è ancora vivo tra coloro che “in città e fuori ne hanno apprezzato le grandi doti umane, sacerdotali e profetiche” è detto in un comunicato della Diocesi di Lamezia Terme e della Domus Bethaniae, per la presentazione di un convegno sul tema “I giovani, la scuola, tra istanze formative e disagio”, organizzato con lo scopo di approfondire la sua figura legata ai problemi della formazione degli adolescenti, a cui parteciperanno mons. Vincenzo Rimedio e Doris Lo Moro, rispettivamente Vescovo e Sindaco di Lamezia Terme, Fernanda Mastroianni, presidente della Domus Bethaniae di Platania, Francesco Mercuri, preside del Liceo Galilei di Firenze, Antonio Bagnato, docente dello Scientifico di Lamezia, Claudia Mazzitelli e Paola Palazzo due studentesse. Il convegno si terrà sabato 14 febbraio presso l’auditorium del Magistrale alle ore 17,30. Per domenica 15 febbraio alle ore 18,30 nella Chiesa Cattedrale sono previsti una Messa, officiata dal Vescovo ed un concerto per organo con il maestro Antonella Barbarossa allo stesso organo dove soleva suonare don Saverio.
Tutti comunque ricordano questo sacerdote impegnato nella povertà perché “non volle possedere niente, vendette un terreno e la farmacia ereditati ed altri lasciti per il restauro della Cappella del SS. Sacramento e per la costruzione della Domus Bethaniae a Platania”. È ricordato per l’obbedienza “non servile, ma sofferta e appassionata collaborazione per il bene della comunità”, lasciò la parrocchia per curare i seminaristi presso la Casa dello studente, dove ospitava giovani professori in cambio di lezioni gratis ai ragazzi poveri.
“Parlando con autorità, schiettezza e carità anche a chi e quando la verità poteva non essere gradita, si procurava critiche e strumentalizzazioni da parte di chi doveva capire bene le sue vere idee – continua don Antonio Marghella – Era un uomo libero e apparteneva a tutti. Fu anche «prete scomodo» e a chi aveva responsabilità di gestione politica e di potere rivolgeva la sua raccomandazione ad agire con onestà e attenzione al bene comune e non agli interessi privati”. I giovani che vivevano con lui l’esperienza comunitaria, i suoi studenti, i ragazzi delle associazioni, gli scout erano esortati a testimoniare la propria fede nelle scelte quotidiane, nell’impegno in prima persona per cambiare e superare la prevaricazione e l’oppressione presenti nella società.
Nel 1962 fu piantata una croce al Passo d’Acquavona di Platania, in località capannelle. Portavano la croce Mons. Moietta, vescovo dell’epoca, Giannetto De Sensi, sindaco di Lamezia e don Saverio Gatti: tre figure di alto profilo morale, religioso e politico, protagonisti delle emozioni di tante generazioni e costruttori di una parte della storia del lametino.
La malattia affinò il suo sacerdozio e lo rese più incisivo nella testimonianza, confortava anche quelli che si preoccupavano della sua salute e incontrava quanta gente più povera poteva nella sua cameretta all’Episcopio, che era diventata una fucina attivissima dove presentava le sue sofferenze e temprava le coscienze. Raffaele Spada
Il Quotidiano della Calabria 14 Febbraio 1998


