Ieri giornata di assemblee nelle scuole lametine, convocate dalla Flc-Cgil per i dubbi del più grosso sindacato italiano sull’ipotesi di rinnovo del biennio economico firmato separatamente, invece, dagli altri sindacati scolastici. Sono state due assemblee importanti, quella svoltasi alla Pitagora e quella del Campanella, in cui i lavoratori si sono espressi sul referendum indetto dal comitato direttivo nazionale della Cgil, condividendo il giudizio negativo sul contratto scolastico, che sancisce altri tagli economici sulle buste paga, aumenti considerati irrisori nell’ordine mediamente tra 77 euro per i docenti e 55 euro per gli ata. Somme già “bruciate” dall’aumento del costo della vita; un contratto che taglia ancora i fondi per la contrattazione d’istituto, oltre ad evidenziare nessun intervento della riduzione del prelievo fiscale. A Lamezia Terme, ma l’orientamento è generalizzato, ha espresso no l’ 88% dei votanti, mentre ha accettato la firma separata il 7%, con un 5% di schede bianche. Una scelta chiara è partita dalle scuole di Lamezia. «La Cgil dice no a questo contratto che offende la dignità di chi opera nella scuola della Repubblica, ha esordito Arnaldo Maruca della segretaria provinciale della Flc, nella scuola perderanno il posto di lavoro ben 140.000 precari. Si tratta di un vero licenziamento per chi ogni anno viene assunto e licenziato». Cosa si deve fare? La Cgil da la parola ai lavoratori ed è per questo che ha indetto assemblee sui posti di lavoro, nelle quali pure si vota per esprimersi con un no alla intesa del 17 dicembre, oppure con un si al referendum sul contratto del biennio economico. Se dovessero vincere i no, allora la Cgil si sentirà rafforzata e chiederà la riapertura della trattativa, altrimenti per none essere esclusa dalle trattative successive sarà costretta a firmare l’accordo. Il ragionamento di Arnaldo Maruca e della Cgil è semplice. «Come mai per alcune migliaia di posti lavoro che venivano meno nella trattativa dell’Alitalia si è fatto un gran clamore? Si chiede il sindacalista, giustamente, per dire la verità. I posti di lavoro vanno difesi. Come mai, però, per i 140.000 posti in meno della scuola nessuno si ribella?» L’intesa parziale indebolisce il contratto nazionale e la contrattazione decentrata per procedere in modo unilaterale all’erogazione delle risorse (poche), alle modifiche dell’organizzazione del lavoro e degli orari, ai tagli contro i quali si è realizzato lo sciopero unitario del 30 ottobre scorso con una adesione altissima, intorno al 70%. «Ogni provvedimento, ha osservato Maruca, è dettato più dall’esigenza di fare cassa, di rastrellare più risorse possibili, che da un reale obiettivo di miglioramento dell’organizzazione scolastica sul territorio, in ottemperanza al principio costituzionale sul diritto dei cittadini all’istruzione». Negli interventi dell’assemblea lametina si sono registrate posizioni anche sofferte, come un tesserato della Cisl che ha criticato la firma del suo sindacato dichiarando che avrebbe votato contro l’accordo; e di un tesserato Gilda che invece sembrava più conciliante affermando che sarebbe più utile passare al nuovo contratto, ed altri ancora che invece invocano forme di lotta più radicali per far capire al governo ed a Brunetta che nella scuola non ci sono fannulloni, dichiarando che non è giusto punire chi si ammala. Raffaele Spada
Il Quotidiano della Calabria 23 Gennaio 2009


