Non poteva che tenersi nella sua scuola, il Liceo ginnasio Fiorentino, dove insegnò italiano e religione, nella sua città adottiva, Nicastro ora Lamezia Terme, un omaggio al cinquantesimo anniversario della morte (23 luglio 1958), di don Luigino Costanzo, educatore e maestro per eccellenza, sacerdote e spirito libero, orgoglioso e umile al tempo stesso, che vive nelle menti e nel cuore dei suoi concittadini, degli alunni romani e nicastresi, dei sacerdoti della diocesi di cui è stato vicario generale, degli insegnanti ed educatori della Regione Calabria, in cui lasciò un solco profondo. Il Centro Riforme Democrazia Diritti, presieduto da Costantino Fittante, ha consegnato ai presenti una guida di Costanzo (1886–1958), nell’incontro dei giorni scorsi, a cui sono intervenuti il professore Renato Borrello, il preside Gaetano Pucci, il sindaco Gianni Speranza, che ha accolto la proposta di intitolare la strada tra via Da Vinci e via Colombo (dopo che altre città, fra cui Catanzaro e Roma, gli hanno dedicato una via), Mario Gallo, Franco Borrello, Rosario Chiriano e Armando Augello. Alcune poesie di don Luigi sono state declamate dal professore (ex alunno) Pasqualino Porchia.
Nella capitale le sue capacità furono riconosciute come docente al liceo “Tasso” di Roma dove insegnò a Giulio Andreotti, Bruno Mussolini, Vittorio Bachelet e Vittorio Gassman. Dantista di fama nazionale fu anche appassionato studioso di Gioacchino da Fiore e di Girolamo Savonarola; strenuo difensore della libertà si oppose sempre energicamente alla dittatura fascista, al punto che durante l’episcopato di monsignor Giambro, vescovo di Nicastro, fu sottoposto a sorveglianza speciale. Nel 1944 venne nominato dagli Alleati alla carica di Provveditore agli Studi per la provincia di Catanzaro. Nel 1947 andò a Roma, per altri tre anni, ed ebbe frequenti contatti con uomini al vertice della cultura italiana. Tornato a Nicastro assunse la dignità di Decano del Capitolo della Cattedrale e di vicario Generale della Diocesi. Ammalatosi di leucemia, continuò gli studi a Decollatura suo paese natale. Nel settembre 1957, su proposta del rettore dell’Università di Napoli fu nominato membro della Deputazione della Storia Patria della Calabria e Lucania. Si spense ad Adami il 23 luglio 1958. A lui è intitolato il liceo scientifico di Decollatura.
Una mente illuminata da fine intellettuale, religioso dalla fede profonda ed educatore di grande levatura morale don Luigino Costanzo si era trasferito a Roma presso l’Opera Nazionale per gli Orfani di Guerra del Mezzogiorno d’Italia come vice di Padre Semeria sino al 1942. Fin da giovane Costanzo ha posto l’attenzione sui problemi pedagogici e didattici dei giovani studenti, ai quali ha impartito uno studio che è “insieme amore generoso e fecondo”. Ancora oggi sul Bollettino del Provveditorato agli studi di Catanzaro, di cui fu reggente dal 1944 al 1947, si coglie la freschezza e lo stupore poetico che lo hanno sempre accompagnato.
“Il primo dovere della scuola è quello di vedere la realtà in cui viviamo (il dopoguerra, la ricostruzione), non dimenticando le tante nefaste disposizioni psicologiche come il facilismo e la faziosità, malattie antica e croniche degli italiani, che non prevarranno, scrisse Costanzo in “Meditazione sui nuovi doveri”, “la scuola deve essere un’instancabile incubatrice di energie sane, deve diffondere l’abito della serenità e la profonda convinzione che la vita individuale e sociale sono sempre necessariamente dominate da valori universali, da tenere sempre presenti, se si vogliono evitare gli orrori della mitica e selvaggia orda primitiva” riferendosi al passato regime fascista.
Costanzo fu un instancabile studioso dei “Poeti del Reventino”, rivelando con le sue letture critiche i segreti ed i caratteri fondativi delle poesie di Michele Pane o di Vittorio Butera. Nel 1950 la rivista fiorentina Il Ponte affidò la ricerca sugli “Aspetti della vita religiosa” a Costanzo, il quale delineò le condizioni e gli elementi fondanti della religiosità in Calabria, “dai cenobi basiliani, alla latinizzazione, alla necessità di una avveduta formazione del clero, al sentimento religioso popolare, alla sopravvivenza di obsolete congreghe e pie associazioni, a volte sopraffatte da spiriti personalistici, specie in tempo di comizi elettorali”.
Gioacchino da Fiore lo aveva affascinato per aver profetizzato il tempo dello Spirito Santo, la terza Persona della Trinità che guida, consiglia, sostiene ogni credente con il soffio del Signore Risorto sia nel cammino di Fede che nello sviluppo e crescita della società umana. Giovanni Paolo II nella sua Enciclica sul terzo Millennio “ineunte”, sostenne questa speranza e antica profezia, tanto che ha incoraggiato l’apertura del processo di beatificazione di Gioacchino da Fiore, perché la Calabria sin dal medioevo fu terra di profeti e di santi, che con la loro spiritualità e la loro Fede sono speranza viva in questi tempi travagliati.
Raffaele Spada


